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Wednesday 12 May 2004

Scheda dell'economia argentina

Argentina

 

A partire dagli anni ’90, l’Argentina ha adottato misure di liberalizzazione economica,riducendo drasticamente il livello delle tariffe doganali (che adesso vanno dallo 0% per i beni strumentali fino ad un massimo del 35% per alcuni beni di consumo). Parallelamente, il Paese ha seguito una politica d’integrazione regionale nell’ambito del Mercosud, che ha a sua volta avviato negoziati per un accordo anche con l’Unione Europea, attualmente in fase di stallo. Il commercio estero argentino ha fatto registrare, durante il primo semestre del 2007,esportazioni verso il resto del mondo per un valore di 24,5 miliardi di dollari. Tale cifrarappresenta un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.

 

 

Le importazioni argentine hanno raggiunto nello stesso periodo un valore di 19,4 miliardi didollari, rappresentando tale valore un aumento del 24% rispetto al primo semestre del 2006.

 

Il saldo dell’interscambio commerciale anche se continua ad essere positivo (5,1 miliardi didollari), mostra una diminuzione del 17,9 % rispetto a quello registrato nel primo semestre del2006 (6,2 miliardi di dollari).

 

 

Merceologicamente, il 33% delle esportazioni è rappresentato da manufatti di origine agrozootecnica, il 31% da prodotti industriali, il 23% da materie prime ed il 13% da combustibili ed energia.

 

 

Per quanto riguarda le importazioni, il 36% è costituito da beni intermedi per l’industria(soprattutto chimica e plastica), il 24% da macchinari industriali, il 18% da parti e componenti di macchinari industriali, l'11% dai beni di consumo, il 6% da autoveicoli de il 5% da combustibili e olii.

 

 

Se l’aumento delle importazioni, trainate dalla richiesta di beni di capitali e beni intermedi perl’industria agroalimentare e manufatturiera locale, riflette la ripresa dell’economia argentina (è comunque da ricordare che tale recupero parte da livelli molto bassi a seguito della crisi di fine 2001 - inizi 2002), la composizione merceologica delle esportazioni conferma il ruolodell’Argentina sui mercati internazionali come fornitore di prodotti primari a basso valoreaggiunto (la soia e i suoi derivati, il greggio ed i cereali rappresentano infatti le prime tre vocidelle esportazioni argentine).

 

 

Il Mercosud è il principale partner commerciale dell’Argentina.L’interscambio con ASEAN, Corea del Sud, Cina, Giappone ed India, che costituisce ilsecondo blocco commerciale, ha registrato un saldo, sempre positivo per l’ArgentinaIl terzo socio commerciale dell’Argentina, per aree economiche, é l’Unione Europea.L’area NAFTA mostra un saldo negativo per l’Argentina di 480 milioni di dollari USA.

 

 

Infine, i princiali Paesi destinatari, in valore assoluto, delle esportazioni argentine sono:Brasile, Cina, Stati Uniti, Cile, Spagna, Paesi Bassi, Messico e Italia. I principali fornitorisono stati: Brasile, Stati Uniti, Cina, Germania, Messico, Giappone, Paraguay e Italia. Per quanto riguarda gli investimenti, il “Centro de Estudios para la Producción” (CEP) dellocale Ministero dell’Economia realizza periodicamente uno studio in base ai progettid’investimento che per le loro dimensioni sono stati resi pubblici (e dai quali restano pertantoesclusi i progetti di minor importo, come quelli realizzati dalle PMI).

 

 

In base all’ultimo studio del CEP, gli investimenti privati (locali ed esteri) annunciati nel2006 ammontano a 19,2 miliardi di dollari, cifra che rappresenta un aumento di circa il 35% degli investimenti del 2005 (14,3 miliardi). All’interno di questa cifra, gli investimenti relativi a F&A (fusioni ed acquisti) raggiungono i 7,6 miliardi, pari al 40% del totale, mentre i progetti destinati alla formazione di capitale (ampliamento e greenfield) totalizzano 11,6 miliardi (60%).

 

 

In particolare, 8,1 miliardi (42%) sono destinati all’ampliamento e al miglioramento di unitágiá esistenti, mentre 3,4 miliardi (18%) sono assegnati alla creazioni di nuove unitá produttive(greenfield).La distribuzione settoriale degli investimenti in formazione di capitale indica che la maggiore percentuale é destinata all’industria manifatturiera, con progetti che raggiungono i 3,7 miliardi (32%), seguiti dal settore infrastrutture, con 3,6 miliardi (31%), le attivitá estrattive con 3,0 miliardi (26%) e il settore del commercio e dei servizi con 1,2 miliardi (10%). Infine, le attivitá primarie e il settore finanziario totalizzano 91 milioni di dollari.

 

 

Per quanto riguarda l’origine degli investimenti, il 35% degli investimenti in formazione di capitale sono di imprese locali, il 39% corrispondono ai Paesi dell’Unione Europea, il 14% ai Paesi Nafta, il 9% ai Paesi di America Latina.Gli investimenti in Fusioni e Acquisti derivano, per un 30% del totale, da progetti locali, un42% da progetti provenienti dai Paesi Nafta, un 19% dai Paesi dell'America Latina e un 7% da quelli dell'Unione Europea.

 

 

Con riferimento agli investimenti destinati alla formazione di capitale, la Spagna ha annunciato investimenti per 2,4 miliardi di dollari. Seguono gli Stati Uniti, che hannoannunciato progetti per 1,0 miliardi di dollari, il Regno Unito (707 milioni di dollari), il Brasile(630 milioni) e l’Italia (523 milioni di dollari).

L’Italia occupa il quinto posto (tra i Paesi esteri): gli investimenti annunciati rappresentano un significativo aumento rispetto ai 154,2 milioni del 2005.

 

 

Fonte: www.ice.gov.it

 
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