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L'acqua è l'oro blu del terzo millennio, è il bene più prezioso al mondo. Ma la minaccia siccità è alle porte.

 

Il nostro Paese è tra i più "spreconi": primo in Europa, con un consumo pari a 250 litri pro-capite al giorno, e quinto nella classifica mondiale. Dall'emergenza idrica al rischio black out, l'attenzione è massima sui livelli delle acque italiane.

 

Dopo gli "allarmismi", per dirla come il premier Romano Prodi, lanciati dal numero uno degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, dalle confederazioni agricole e da più voci della comunità scientifica, si sta ora valutando attentamente il contesto reale, cercando di non seminare il panico ma senza "sottovalutare la situazione", come osserva Pecoraro Scanio che già martedì scorso ha chiesto al Consiglio dei Ministri "misure d’intervento più drastiche".

 

Le parole d'ordine sono: lotta agli sprechi e programmazione, che vuol dire anche gestione e uso razionale dell'acqua sia in agricoltura sia nelle industrie, fino alle utenze domestiche.

 

"Dobbiamo prepararci ad un uso molto razionale, riducendo i consumi superflui e tagliando dove è meno dannoso tagliare, sperando, naturalmente, che queste precauzioni siano inutili, perchè se piove non c'è bisogno di questo, ma dobbiamo prepararci a qualsiasi evenienza".

 

Così il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, rispondendo ai cronisti sull'allarme siccità. Il premier ha spiegato che "abbiamo una riunione nei prossimi giorni. Dobbiamo ottimizzare l'uso dell'acqua che è diventata quest'anno nel Nord Italia una risorsa più scarsa degli anni scorsi".

 

Intanto, in Commissione Ambiente alla Camera sono stati ascoltati Franco Prodi, direttore dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e clima del CNR, Vincenzo Ferrara, coordinatore della Conferenza Nazionale sul Clima e direttore del Centro Ricerca dell’Enea di Frascati, e Guido Visconti, docente di Fisica dell’Atmosfera all’Università de L’Aquila.

 

"L'emergenza siccità va affrontata senza indugi e con razionalità. Il primo passo, vista la situazione e i problemi per l'ambiente, l'agricoltura e l'energia, è dichiarare lo stato di crisi", aggiunge Pecoraro Scanio.

 

Per il Ministro, però, lo stato d'emergenza "non basta. Servono interventi strutturali. In particolare è necessario varare un piano antisprechi e avviare l'ammodernamento della rete idrica italiana, che disperde una quantità inaccettabile delle risorse a causa della propria fatiscenza. L'acqua è un bene che, a causa dei cambiamenti climatici in atto, diventa di anno in anno sempre più prezioso e va assolutamente tutelata. Servono provvedimenti analoghi a quelli presi per l'energia che incentivino l'uso efficiente della risorsa e il suo riuso nei processi industriali e di depurazione".A lanciare l'allarme sulle difficili condizioni in cui versano in particolare i nostri fiumi è intervenuto anche Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera.

 

"Come era prevedibile la situazione del Po e di molti altri bacini italiani sta diventando estremamente critica", ha detto Realacci. "Circa un mese e mezzo fa, il 7 marzo, le commissioni Ambiente e Agricoltura hanno presentato una risoluzione congiunta in cui si chiedeva lo stato di emergenza idrica immediato, per scongiurare l'ulteriore aggravarsi della situazione". Ed ora "non c'è davvero più tempo da perdere", ha aggiunto augurandosi che già domani, "o comunque il prima possibile" si proclami lo stato di emergenza, "tecnicamente la misura più immediata per istituire da subito una cabina di regia comune per l'utilizzo della risorsa idrica".

 

Per affrontare l'emergenza il governo ha comunque varato un piano anticrisi, predisposto in quattro punti principali, che prevede innanzitutto una forte azione di coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti. Un primo bilancio verrà fatto entro fine mese, quando si valuterà l'opportunità di ulteriori eventuali interventi per dare efficacia alle proposte.Ma qual è oggi la situazione? Più del 50% dell'acqua immessa in rete sparisce nel nulla. A mettere sul banco degli imputati dell'emergenza siccità 12 capoluoghi di provincia è Legambiente. Le città in questione sono: Cosenza, Latina, Campobasso, Pescara, Vibo Valentia, Rieti, Bari, Siracusa, Nuoro, Agrigento, Sassari e Belluno.

 

Principali responsabili degli sprechi, per l'associazione ambientalista, sono prima di tutti i consumi agricoli e industriali, "che occorre riorganizzare, razionalizzare e ridurre. Così come è indispensabile affrontare il problema delle perdite di rete che riguarda buona parte delle città italiane; il 44% delle 89 città per cui è stato possibile fare una stima nel rapporto Ecosistema Urbano 2007 perde più del 30% dell'acqua che immette in rete". È nelle regioni meridionali che la situazione si presenta più drammatica: a Cosenza l'acqua dispersa è il 70% di quella immessa in rete, a Campobasso il 65%. Emblematico il caso di Agrigento, una città che ha una disponibilità idrica superiore alla media nazionale, ma dove l'acqua viene tutt'oggi erogata ogni 4-10 giorni a seconda del periodo dell'anno e della zona della città.

 

"È evidente che il problema è legato alla fatiscenza e alla irrazionalità della rete", spiega Legambiente, "fatta di condotte vecchie e realizzate per pezzi nel corso dei decenni, non un circuito chiuso come sarebbe normale, ma serbatoi completamente isolati". Una situazione "paradossale", incalza l’associazione, "se si pensa che anziché investire su una rete colabrodo, il commissario regionale all'emergenza idrica ha pensato bene di costruire un dissalatore che aumenta la dotazione d'acqua della città di un altro 30%, acqua che ovviamente finisce nella suddetta disastrata rete cittadina". E, "dulcis in fundo", commenta Legambiente, gli agrigentini comprano l'acqua per cucinare, 10 litri di acqua potabilizzata a 1 euro nei "negozi specializzati" sparsi per la città. "Il paradosso di Gela non è meno significativo: l'acqua potabile del lago va allo stabilimento dell'Eni, mentre ai cittadini viene distribuita quella erogata dal dissalatore".

 

Nelle grandi città, anche se il dato è meno eclatante, la situazione degli sprechi non è meno significativa. Ci sono capoluoghi "spreconi", come Palermo che perde il 47% della dotazione idrica, Catania (42%), Napoli (38%) e Roma (35%), e altri messi meglio, come Milano al 10%: in generale però anche in presenza di perdite contenute, l'alto numero di abitanti contribuisce al dato nazionale.A ciò si aggiunga che il consumo giornaliero di acqua potabile in Italia è di circa 200 litri a testa (dai 106 di Ascoli Piceno ai 360 di Milano). Molto di più di quella che serve davvero. "Sprecare questo bene prezioso è più facile di quel che si creda", conclude Legambiente.

 

"Un rubinetto che perde una goccia ogni 5 secondi, a fine anno ne ha buttati 2 mila litri. Se poi a perdere è il rubinetto dell'acqua calda, è come se avessimo sprecato anche una decina di metri cubi di metano".A confermarlo anche i dati del Comitato di vigilanza sull'uso delle risorse idriche (Coviri), che in questi giorni sta realizzando un ulteriore monitoraggio ed è in attesa di ulteriori riscontri dalle Autorità d'ambito territoriali. Intanto, però, ogni anno 3 milioni di metri cubi d'acqua potabile, qualcosa come 12 milioni di vasche da bagno piene, vengono buttati perché si perdono strada facendo, lungo la rete idrica degli acquedotti.

 

La rete "colabrodo" dell’acqua potabile ha falle ovunque, da Nord a Sud. Degli oltre 7,5 milioni di metri cubi captati, ossia immessi in rete, solo 4,5 vengono fatturati e dunque effettivamente distribuiti: la differenza tra i due volumi è del 59,9% che è la percentuale che va a buon fine; il resto, circa il 40%, si perde. E la situazione non cambia di anno in anno, anzi peggiora.Una rete a maglie larghe che presenta veri e propri "squarci" in alcune Regioni del Mezzogiorno.

 

In particolare è la Basilicata a segnare il record negativo con solo il 34,2% di acqua che arriva nei rubinetti di casa, laddove il restante 65,8% si butta. Analoga situazione in Sardegna con una percentuale del 64,7% di acqua persa. Al contrario, il massimo dell'efficienza della rete idrica si raggiunge in Lombardia con "solo", si fa per dire, il 21% di acqua potabile dispersa. Buoni livelli anche in Emilia Romagna e Piemonte, Regioni che hanno perdite contenute entro il 30%. Mentre perdite consistenti, più o meno in linea con la media italiana, tra il 50 e il 60%, si registrano in Abruzzo (51,6%), Toscana (53,1%), Sicilia (55%), Liguria (55,5%), Lazio (57,4%), Umbria (57,7%). E pensare che l’acqua potabile, rappresenta il patrimonio idrico più prezioso del Paese!

 

Fonte: www.agenziaaise.it

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